Il pane del diavolo

Piemme 2016

il pane del diavolo

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RECENSIONI

Contorni di noir

Intervista a Valeria Montaldi

3 Ottobre 2018

Valeria Montaldi è nata a Milano, dove ha seguito gli studi classici e si è laureata in Storia della Critica d’Arte. Dopo una ventina d’anni di giornalismo dedicato a luoghi e personaggi dell’arte e del costume milanese, nel 2001 ha esordito nella narrativa con Il mercante di lana (Premio Città di Cuneo, Premio Frignano, Premio Roma), a cui sono seguiti Il signore del falco, Il monaco inglese (finalisti Premio Bancarella), Il manoscritto dell’imperatore (Premio Rhegium Julii), La ribelle (Premio Città di Penne, Premio Lamerica, Prix Fulbert de Chartres), La prigioniera del silenzio.
recensione contorni noir

ilLibraio.it

“Il pane del diavolo”: Valeria Montaldi racconta il suo nuovo romanzo

28 Settembre 2018

Nel nuovo romanzo di Valeria Montaldi, tra presente e passato, protagoniste sono due donne, grandi chef del proprio tempo…

“A voi altissimo e potentissimo principe e mio signore, Amedeo, primo duca di Savoia, con onore e rispetto e volontà di obbedire ai vostri comandamenti, io, Chiquart, vostro affezionato servitore, lascio qui per iscritto le istituzioni della mia arte di maestro di cucina…” Queste le parole con cui, intorno alla prima decade del Quattrocento, Chiquart, famoso cuoco al servizio dei Savoia, iniziava la stesura del suo ricettario.
recensione illibraio

Corriere della Sera

Valeria Montaldi, il nuovo libro. La ricetta nasconde un mistero

4 Ottobre 2018

Ne «Il pane del diavolo» (Piemme) la scrittrice intreccia Medioevo e presente in una cupa Val d’Aosta, tra una cucina di corte e un ristorante stellato

Ci sono due cuoche sopraffine ma non è MasterChef, tantomeno un manuale di ricette (anche se gli appassionati di cucina medievale potrebbero gradire); ci sono omicidi e un bravo investigatore a caccia di risposte nella cupa Val d’Aosta di oggi ma non è il Rocco Schiavone di Antonio Manzini (anche se il personaggio viene citato); c’è un libro segreto e preziosissimo, ma non è Il nome della rosa.
recensione corsera
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